La Storia

Un minerale può essere definito pietra preziosa solo se possiede alcune ben determinate caratteristiche: deve essere trasparente, sufficientemente duro e sufficientemente raro. Poichè il diamante soddisfa appieno tutte queste richieste, è da sempre considerato il re delle gemme. Queste sue caratteristiche straordinarie sono il motivo del particolare fascino e mistero che da sempre lo circonda; la sua fama unita alla scarsità di materiale disponibile è chiaramente visibile nell’alto prezzo di vendita. La citazione “Maximum in rebus Humanis, non solum inter gemmas, pretium habet adamas” tratta da Naturalis Historia di C. Plinus Secundus (23-79 AD) rende chiaramente l’idea.

Non potremo mai conoscere con assoluta certezza il momento in cui venne estratto il primo diamante, ma, sappiamo per certo che fu estratto in India, che rimase l’unica fonte disponibile fino al 18° secolo. Abbiamo, in un libro scritto da un filosofo indiano nel 33 a.C. , testimonianza che già a quei tempi esisteva un fiorente commercio di diamanti, e che per le transazioni commerciali di questo materiale prezioso già si pagavano delle tasse.

L’etimologia del termine diamante  ha origine dal termine Greco “Adamas”, letteralmente  l’invincibile per rendere l’idea della durezza del diamante.

Ora cerchiamo di fare luce su alcune inesattezze che hanno origine dalle campagne pubblicitarie pianificate in tutti questi lustri:

la prima è proprio legata alla sua durezza ed ad una frase utilizzata da una nota azienda del settore “Un diamante è per sempre”: Benché si tenda a credere che il diamante sia una pietra indistruttibile, nel 15° secolo si scoprì che la durezza del diamante non è la stessa in tutte le direzioni; questa caratteristica viene definita “durezza direzionale” (o vettoriale), e significa che in alcune direzioni la durezza del materiale è leggermente inferiore rispetto alle altre; in questo modo è possibile tagliarlo e trasformare una “insignificante” pietra grezza in uno splendido diamante sfaccettato, che evidenzia ancora di più le magiche caratteristiche che gli vengono attribuite. Ora, poichè sappiamo che esistono delle linee direzionali attraverso le quali può essere tagliato, possiamo ben comprendere che la stessa affermazione della nota azienda non è corrispondente al 100% alla realtà ( più corretto sarebbe dire che il diamante “è per sempre solo se non viene sollecitato da un urto involontario che collimi con una linea direzionale di minor resistenza che porta alla sua rottura o sfaldatura” ), certamente, ai fini pubblicitari,  non avrebbe ottenuto lo stesso effetto nell’immaginario collettivo ma avrebbe salvaguardato molte gemme da un utilizzo troppo “allegro” da parte del consumatore finale.

Molti credono che la scala della durezza delle pietre di Friedrich Mohs (1773-1839) sia proporzionale (ricordiamo che la scala è composta da 10 livelli) ed il diamante, che è l’unico minerale che raggiunge il 10° livello, sia solo leggermente più duro è compatto del coridone ( varietà rubino e zaffiro ) che occupa il 9° livello della scala ma non è esattamente così: nel 1897 venne sperimentato un nuovo metodo che misurava la quantità di materiale asportato da un diamante, nel tempo necessario a consumare una determinata quantità di materiale abrasivo. Questo metodo diede risultati sorprendenti, perchè permise di calcolare che, sebbene il diamante si trovi solo un livello sopra la pietra successiva ( il coridone) , presenta una durezza 140 volte superiore allo stesso. Questa differenza, da sola, corrisponde a quella che esiste tra il minerale di livello 1 e il minerale di livello 9 della scala stessa, avvalorando in modo scientifico l’asserzione degli Antichi Greci: il diamante possiede una durezza (quasi) invincibile ed eccezionale e attualmente è la sostanza più dura conosciuta in natura.

Da quanto sopra esposto e spiegato non posso esimermi dal dare a tutti i possessori di diamanti montati un semplice consiglio, banale e all’apparenza inutile, ma fondato nell’esperienza di chi ha visto molte pietre usate e “vissute”: riponete gli anelli o i monili con pietre negli appositi cofanetti in modo che non urtino uno con l’altro, se dovete usare prodotti per la pulizia domestica utilizzate i guanti o riponete i vostri monili al riparo e Mai far “battere” una qualsiasi gemma contro un diamante! Ricordate che sebbene sia l’ “invincibile Adamantis” in realtà anche il diamante può danneggiarsi o ( nella migliore delle ipotesi ) perdere un grado di giudizio nella politura e finitura della pietra stessa ( perdita che vi sarà conteggiata, amaramente per voi, in caso di rivendita del monile ).

E, se ogni tanto vorrete decidere di far pulire i vostri monili essi vi ringrazieranno ritornando all’antico splendore facendovi nuovamente innamorare di loro (noi abbiamo a disposizione della clientela questo servizio, che è gratuito, per i nostri clienti, e molto modico per chi ancora cliente non è ).